Nel salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, alla presenza del sindaco Federico Basile, dell’assessora alle politiche sociali Alessandra Calafiore, Salvo Adamo ha presentato “Il Traghettatore di Stelle”, testimonianza dei trent’anni di MetaCometa dialogando con il giornalista Salvo Saccà.
Ad aprire i lavori Anna Pagliaro punto di riferimento di MetaCometa a Messina.
In sala a portare la sua testimonianza la presidente del Tribunale per i minorenni di Messina Maria Francesca Pricoco che ha accompagnato la crescita di MetaCometa quando presiedeva la sede di Catania.
Il sindaco Federico Basile ha ribadito“l’attenzione dell’Amministrazione nei confronti di realtà associative come MetaCometa, che operano nel campo dell’affido familiare, dell’accoglienza e della condivisione, svolgendo un ruolo fondamentale nella costruzione di una comunità più solidale e inclusiva”.
Sull’importanza del sostegno istituzionale si è soffermata anche l’assessora alle Politiche socialiAlessandra Calafiore, “sottolineando come il percorso dell’affido abbia bisogno di una rete di supporto capace di coinvolgere istituzioni, associazioni e cittadini. Un impegno condiviso che va oltre l’accoglienza e diventa occasione per rafforzare il senso di appartenenza alla comunità, promuovere la partecipazione e alimentare il senso civico”.
Il messaggio che emerge è chiaro:l’affido non è soltanto una scelta di solidarietà individuale, ma una responsabilità collettiva. Perché una comunità si dimostra davvero tale quando sa farsi carico delle fragilità, trasformando l’accoglienza in un impegno concreto e condiviso. È in questa capacità di fare rete e di non lasciare nessuno solo che si misura il valore civile e umano di un territorio.
Tema centrale dell’incontro, l’affido, aprire la porta di casa, condividere la propria quotidianità.
Salvo Adamo ha evidenziato come “accogliere significa soprattutto lasciare che la storia di un’altra persona entri, almeno per un tratto, nella nostra storia. Nell’affido, nonaccogliamo soltanto un bambino.Accogliamo le sue domande, le sue paure, i suoi silenzi, i suoi legami. Accogliamo una storia che spesso non conosciamo fino in fondo e che non possiamo riscrivere anostro piacimento”.
E proprio per questo l’affido richiede qualcosa di molto prezioso: la capacità di esserci senza pretendere di sostituirsi a qualcun altro. Il libro di Salvo Adamo, Il traghettatore di stelle, ci offre una bellissima immagine per raccontare questo modo di accompagnare.
Il traghettatore conosce il fiume, conosce le correnti, conosce le difficoltàdell’attraversamento. Ma non può camminare al posto di chi deve raggiungere l’altra riva. Può soltanto accompagnarlo. E questa, forse, è una delle immagini più belle per parlare dell’affido.
Salvo Adamo ha voluto pensare ai trent’anni di MetaCometa. “Trent’anni sono tanti. Ma quando si parla di una realtà come questa, trent’anni non sono soltanto una quantità di tempo.Sono volti. Sono nomi. Sono case che si sono aperte. Sono bambini che hanno incontrato adulti capaci di esserci.Sono famiglie che hanno avuto bisogno di aiuto e altre famiglie che hanno scelto di offrire il proprio. Sono operatori, educatori, volontari, amici, persone che magari sono rimaste per un lungo cammino e altre che hanno accompagnato soltanto un tratto.
La realtà di MetaCometa non può essere raccontata soltanto attraversoquello che ha fatto. Deve essere raccontata attraverso le persone che ha incontrato.
Salvo Adamo ha voluto ricordare che“amare non significa necessariamente trattenere. A volte amare significa accompagnare qualcuno verso una direzione che non coincide con quella che avevamo immaginato. Significa sapere che il nostro compito può avere un tempo. Significa essere importanti nella vita di qualcuno anche se non saremo noi adecidere come quella vita continuerà. È una forma di amore molto esigente. Perché ci chiede di mettere da parte l’idea del possesso. E di sostituirla con quella della cura”.
La storia raccontata da Salvo Adamo nasce proprio da un’esperienza vissuta.Non da una teoria. Non da una distanza.
Ma da trent’anni trascorsi dentro un percorso fatto di accoglienza, affido e relazioni. E questo rende il libro particolarmente significativo nel momento in cui MetaCometa celebra il proprio trentennale.
Un anniversario ha affermato Salvo Adamo, “non dovrebbe essere soltanto l’occasione per guardare indietro e dire: “Abbiamo fatto tante cose.Dovrebbe essere soprattutto l’occasione per chiedersi: “Che cosa abbiamo imparato?”Che cosa ci hanno insegnato i bambini? Che cosa ci hanno insegnato le famiglie? Che cosa ci hanno insegnato le difficoltà? E soprattutto: che cosa vogliamo consegnare ai prossimi trent’anni?
Tornando al titolo del libro di Salvo Adamo “Il traghettatore di stelle”, ci rendiamo conto che contiene una metafora bellissima. Una stella non ha bisogno che qualcuno viva al posto suo. Ha bisogno di poter continuare a brillare. E forse il compito di chi accompagna è proprio questo:proteggere quella luce quando sembra più fragile.
Dopo trent’anni, MetaCometa può guardare alla propria storia non soltanto come a qualcosa che appartiene al passato. Può guardarla come a una responsabilità per il futuro.Perché ci saranno ancora bambini che avranno bisogno di una famiglia. Non ha mai promesso di eliminare tutte le difficoltà. Ma di stare accanto alla vita.
Di accompagnarla. Di custodirla. E, quando possibile, di aiutarla a tornare a guardare verso le stelle.
